Spagna al tempo della Crisi Stampa E-mail

La contrazione di mercato non cambia la realtà di un settore ancora fortemente legato al negozio specializzato. Ma c'è del nuovo, sia in termini di tipologia del punto vendita, sia nel profilo delle industrie e dei prodotti distribuiti.

BARCELLONA - "Vuol sapere cosa accadrà? Beh, che saremo sempre più un paese di distributori di prodotti stranieri, con buona pace della nostra industria nazionale della dietetica". Oscar Cardona, il motore del Gremi, il sindacato degli erboristi di Catalogna, ci accoglie con la consueta battagliera ironia. Due mesi fa vi abbiamo raccontato la sentenza con cui l'Unione Europea ha bacchettato le autorità spagnole per non aver rispettato gli obblighi sul mutuo riconoscimento degli integratori a base di piante. Abbiamo girato per i padiglioni di Exposalud, la vetrina biennale dell'erboristeria spagnola, con la curiosità di vedere gli eventuali effetti di questa sentenza sul mercato iberico. Il colpo d'occhio sul paseo centrale dell'ormai familiare "Pabellon de la Metalurgia" appoggiato alla collina del Montjuic che ospita da sempre Exposalud sembra confermare, con il predominio di distributori che "collezionano" marchi stranieri, la previsione di Cardona. Allo stand di Afepadi, l'associazione delle industrie del settore, correggono in parte il tiro. Robert Sanahuja, presidente dell'associazione, concorda nello scenario: "Sicuramente c'è una chiusura di fondo del governo spagnolo verso la nostra categoria di prodotti. Altrettanto vero  che gli ostacoli e le difficoltà posti verso i nostri produttori costituiscono una vera e propria discriminazione di fatto verso le nostre imprese rispetto a quelle estere." Ma aggiunge un elemento importante: "c'è anche da dire che la nostra tradizione di produttori di dietetica era legata a una tipologia di prodotti di tradizione, dalla tecnologia poco innovativa, non aggiornati rispetto alle nuove esigenze e alle nuove conoscenze del consumatore. La risposta a queste nuove richieste i nostri imprenditori oggi la trovano all'estero; e per fortuna, con questa sentenza della Corte Europea, e con la nuova legge sul reciproco riconoscimento, sarˆ forse più semplice avere anche qui in Spagna". "In questo - conclude - vedo anche il lato positivo di una Spagna più collegata al mercato globale del nostro settore, e non chiusa dentro alle sue differenze". Qualche differenza rimane, ed  nelle stesse cifre che Afepadi ci fornisce. I tre quarti del mercato complessivo della "dietetica" continuano ad essere appannaggio di erboristerie e negozi specializzati.

"Solo l'11% dei consumatori compra il naturale in farmacia" dice Sanahuja, rileggendo i dati di una indagine di mercato non freschissima ma ancora valida. Questi tre quarti di mercato sono stati calcolati da Afepadi in 614 milioni di euro: numeri misurati e ufficiali, quindi con un piccolo margine di approssimazione per difetto. Però numeri del 2007, quindi prima della crisi. Che c' anche qui, e si riflette nella taglia ridotta di Exposalud. "Abbiamo chiuso il 2008 con una sostanziale stabilita sul 2007 - stima Camil Rodi–o, segretario di Afepadi - anche grazie al trend di apertura delle parafarmacie; ma ora una flessione di mercato  innegabile, anche se  difficile da quantificare, ed  assai variabile da prodotto a prodotto." Sottolineano, ad esempio, quella particolarmente marcata dei dimagranti, che di solito hanno una netta impennata di vendite primaverili, e che quest'anno sono al palo. Le parafarmacie vengono vissute, in Spagna, come una erboristeria più moderna, pi che come un'espansione della farmacia; se ne contano, in Spagna, oltre 2000 (cui vanno aggiunti anche i corner aperti in grande distribuzione, da El Corte Inglese soprattutto). Sono un elemento di novità. Non il solo, in un mercato che anche empiricamente (ovvero, con l'occhio di chi passeggia per i quartieri di Barcellona) sembra comunque ben radicato e visibile. 

"Il censimento nazionale dei negozi - valuta Cardona -  sempre difficile, diciamo che siamo poco sotto i 5 mila punti vendita. Sono 1200 solo in Catalogna, dove peraltro si concentra il 35% del volume d'affari di tutta la Spagna." Sintetizza cos“ una evoluzione nella rete del dettaglio: "Rispetto a due anni fa, abbiamo meno associati al gremi; ma rappresentiamo un numero maggiore di punti vendita". Spiega il paradosso: "Stanno nascendo molte piccole catene, diciamo da tre a dieci negozi, promosse direttamente da erboristi che investono per avere una scala pi competitiva su vari aspetti di distribuzione e logistica. Gli anni passati hanno inoltre visto l'ingresso di imprenditori esterni al settore che vedono nel naturale possibilità di sviluppo business": Ci segnala gli esempi di Marsan, 25 insegne in franchising aperte dal 2005; o la catena di empori del biologico Veritas (14 negozi aperti dal 2003 ad oggi tra Barcellona e la sua cintura). "La nutrizione  sempre stata un elemento caratterizzante delle erboristerie spagnole - fa notare Cardona - e l'interesse dei consumatori verso il biologico può essere un altro antidoto alla crisi per i punti vendita".

A soffrire, oggi,  l'erboristeria mono - negozio, soffocata dai limiti della sua piccola taglia. Anche qui, con le dovute eccezioni. Una ci si fa incontro decisa, qualche minuto dopo, allo stand di Erboristeria Domani. "Non c'è crisi nel rapporto di fiducia con il consumatore - assicura Trinidad Sabates, che nel cuore di Barcellona porta avanti la tradizione dell'Herbolari del Rei, aperta dal 1823, uno dei templi officinali della Spagna con le sue oltre 200 erbe in vaso. "Peccato - si rammarica - che la chiusura del governo verso le piante non aiuti anche i negozi a sviluppare una cultura erboristica. Per questo tanti vendono molti alimenti e poca erboristeria. La nostra professionalità non  mai stata riconosciuta dalle autorità."

"Sono pi di 300 le specie di fatto presenti sul mercato dell'erboristeria", stima Cardona - ma ancora oggi si devono vendere facendo scena muta sulle loro proprietà". Il recepimento della direttiva europea sugli integratori (in arrivo dopo lunga gestazione)  rigorosamente limitato a vitamine e minerali; né al momento, l'industria spagnola ha preso la strada della registrazione prevista dalla direttiva sul farmaco vegetale tradizionale (questa sì rapidamente recepita dal governo). Di fronte alla legge, in Spagna, i prodotti di erboristeria restano area grigia. Per questo le associazioni di categoria studiano con diligenza la direttiva sul reciproco riconoscimento.

DI MICHELE BERNELLI