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BioFach: il bio oltre la nicchia Stampa E-mail
Crescere a dispetto dei numeri. Si può. BioFach lo testimonia con una edizione che alla leggera riduzione sia di spazi espositivi che di presenze contrappone una rinnovata internazionalità e la capacità di guardare lontano nella scelta dei temi forti su cui discutere e delle nuove filiere da aggregare.
Il salone internazionale del biologico, promosso e organizzato da Nuernbergmesse, si è svolto nella consueta cornice della Fiera di Norimberga dal 17 al 20 febbraio scorsi. Erboristeria Domani era presente, nello spazio espositivo riservato alla stampa tecnica internazionale, ed è rientrata dalla Germania con la sensazione di vissuto per queste giornate al crocevia di tutti i mercati del biologico. Tutti i mercati, al plurale; perché la novità di questi anni è proprio quella di una progressiva moltiplicazione di canali e filiere del biologico. Quello che per tanti anni, quelli delle edizioni pionieristiche del Biofach (nato nel 1990) è stato un mercato caratterizzato da omogeneità e soprattutto da una sostanziale separazione dal mainstream di consumo ora cattura e contamina i prodotti e i beni più diversi.
Negli anni scorsi, così, a Biofach si sono strutturate isole e spazi distinti di visibilità per i comparti del tessile. Due prodotti a sé come vino e olio hanno trovato un display ed eventi separati. Il cosmetico e i prodotti per la cura della persona sono da qualche anno i protagonisti di un salone gemello, Vivaness. Quest’anno – anno di difficoltà per tanti mercati, anno di crescita rallentata per il biologico – BioFach ha individuato nell’equosolidale un altro mercato a forte impronta bio, e ha dedicato all’abbinata “Organic + Fair” il tema guida del salone.
Organic + Fair perché, valori alla mano, l’equosolidale esprime ogni anno una componente sempre più alta di prodotto biologico (circa il 50% delle referenze del commercio equo hanno anche etichetta bio, nelle stime di Fairtrade Italia). Le organizzazioni “classiche” del circuito registrano questo dato e lo attribuiscono a due ragioni: da un lato una più chiara consapevolezza degli aspetti di sostenibilità ambientale che il bio porta con se; dall’altro una migliore strutturazione dei progetti di sostegno sostenuti dalle centrali dell’equo nei Paesi in via di Sviluppo.
C’è però la sensazione, palpabile anche negli spazi espositivi di BioFach, che a questo trend concorra anche il nuovo ingresso nel mercato dei più radicati certificatori del biologico (da Ecocert a Imo) che modellano i loro standard di certificazione dell’equo dando più peso alla conduzione bio.
Come noto (rimandiamo per questo al dossier che abbiamo proposto su ED nel mese di febbraio) l’intera filiera dell’equo è basata su meccanismi volontari di certificazione. Si è sviluppata dal suo nascere e sino ad ora sotto l’ombrello della rete FLO (Fairtrade Labelling Organisations). I prossimi anni potrebbero essere quelli di un confronto con nuovi attori in gioco. Un confronto da cui dipenderanno la credibilità del movimento agli occhi del consumatore, e quindi il consolidamento su larga scala del mercato fair. A Norimberga, l’isola Organic + Fair ha raccolto 51 espositori da 14 differenti Paesi; ma soprattutto un animato Fair & Ethical Trade Forum cui hanno preso parte 750 delegati.
Per finire due numeri anche sul Biofach; 43669 operatori in visita (erano stati 46771 nel 2009), 2557 espositori (contro i 2733 dell’anno prima). Pareri concordi, in fiera, nel notare soprattutto una riduzione del mercato nazionale. Biofach mantiene il suo tasso di internazionalità (share al 38% per i visitatori esteri), e l’Italia si conferma largamente al primo posto tra le nazioni straniere presenti a Norimberga, con 385 espositori. Contrazione anche tra gli espositori di Vivaness (sono stati 183, da 21 paesi, con la Francia a rimpiazzare l’Italia come paese estero leader), che però hanno manifestato il maggior gradimento per i risultati del salone (94% contro l’86% degli espositori BioFach, dati di un survey indipendente dal salone).
Per altre informazioni: www.biofach.de
 
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